venerdì 26 agosto 2016

Doppio simmetrico. A Casa Cava in mostra le opere di Antonio Savino Damico


Matera. San Pietro Barisano, 47
1-15 Settembre 2016

Comunicato stampa

Mancano pochi giorni all’ inaugurazione dell’ evento artistico organizzato da In Arte Exhibit di Potenza che porta in mostra a Matera Antonio Savino Damico, nella incantevole scenografia della Galleria Casa Cava. L’esposizione sarà inaugurata il 1 Settembre 2016 alle ore 18:00 e sarà visitabile fino al 15 Settembre 2016. Le cinquanta opere in mostra sono tratte da una serie di realizzazioni su carta, eseguite con penne a sfera di tipo biro nere e colorate, una scelta certamente singolare nel panorama artistico nazionale e non solo. Nelle opere di Damico le penne a sfera sostituiscono tout court pennelli e colori, così si spiega l’ utilizzo di penne colorate, volte a rendere una tavolozza di colori più o meno indispensabili e a dare alle stesse la loro caratteristica vivacità. La mostra, dal suggestivo titolo “Doppio Simmetrico” s’inserisce in quel vasto fermento che da tempo fa della città dei Sassi il baricentro culturale della Basilicata, nonché la meta ambita da numerosi artisti.

L’artista, nato a Milano nel 1939 ha maturato sin dall’ infanzia la passione per l’ arte dovuta anche all’ incontro con lo scultore Ettore Calvelli, il quale lo ha incoraggiato a coltivare questo interesse. Laureato in fisica presso l’Università degli Studi di Milano è stato a lungo insegnante di fisica e matematica. Si è dedicato continuativamente alla pittura dal 1987. Le opere di Damico affollate di casupole, arche, paesini, fantasmi, cattedrali, elementi sospesi nel vuoto, capovolti, duplicati e rimodulati, fino a generare quella varietas, mai banale, catturano gli occhi dello spettatore fino a trasportarlo in quella dimensione onirica dalla quale esse scaturiscono. I tratti delle penne a sfera colorate, decisi e fitti, danno vita ad una infinità di texture, intrecciate sapientemente dalla mano dell’ artista che disvela paesaggi vertiginosi, arche volanti, cattedrali navali, una commistione di elementi ibridi che si insinuano nella mente dello spettatore fino a condurlo negli abissi dell’ anima. L’ ideale ‘tavolozza’ di Damico varia dai gialli tenui al fucsia, passando per l’ arancio e il rosso, senza tralasciare le tonalità del verde e del blu.

A Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, una città caratterizzata dall’ equilibrata alternanza tra pieni e vuoti che ha fatto della sua unicità il suo punto di forza e rinnovamento, le opere dell’artista potranno trovare la loro collocazione ideale, instaurando un dialogo con l’ ambiente che le circonda e dando vita ad una compenetrazione tra opere d’ arte e contenitore espositivo. Nei suoi disegni, che Damico stesso definisce “l’encefalogramma della mente volatile” dell’artista, caleidoscopiche visioni si arricchiscono di corrispondenze visive e innegabile coerenza compositiva, vivacizzata da quel racconto fantasioso che si rivela anche nei titoli delle opere, stringhe semantiche efficaci che descrivono ed esprimono ciò che accade sulla carta. Il ‘doppio simmetrico’, intestazione suggerita dal titolo di un’opera in mostra, è quello specchio distorto dove la realtà può cambiare all’improvviso e, sdoppiandosi anche numerose volte, generare una nuova esistenza, come in una mitosi artistica.

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lunedì 22 agosto 2016

EZIO BOSSO A CAVA DEL SOLE. La sera in cui la Musica ha preso “Stanza”

di Carlo Maria Nardiello


Il fascinoso brivido che lascia la Musica
È conferma Terrena
Dell'impedimento dell'Estasi.

Sono versi di Emily Dickinson tratti da una “piccola stanza”, come lei amava chiamare le proprie poesie. E la poetessa è solo uno degli artisti omaggiati da Ezio Bosso durante il concerto tenuto presso la Cava del Sole di Matera. Uno spettacolo di musica e parole durato quasi tre ore, durante il quale i cuori dei 1500 spettatori presenti hanno battuto all’unisono con quello del pianista, compositore e direttore d’orchestra. 
Quando Ezio Bosso entra in scena appare subito chiaro che di lì a poco si vivrà un incontro personale non solo con la musica dell’autore, ma con l’uomo e la Storia privata e la causa germinale delle note suonate su quello che definisce il proprio “fratellone Steinway”. Il preludio di Bosso non si consuma sulla tastiera, non inizia con le note bensì con le parole: “Insieme suoneremo stasera. Io metterò le mani, voi le vostre orecchie e il vostro cuore, lui (il fratellone) il suono: e tutti insieme condivideremo le stesse Stanze”. 
Bruciando la pesantezza delle parole e invitando alla partecipazione totale, il suono inizia ad aleggiare sulle note di Following a Bird (Out of The Room). La Cava del Sole, immersa nel caldo buio, si riempie di leggerezza e libertà, la stessa inseguita dalle note nel tentativo di catturare con gli occhi il volteggiare solitario di un uccello che per primo ha invitato Bosso ad entrare nella prima delle sue Stanze. È un’iniziazione: prima di attraversare le Stanze, di fermarsi in ciascuna di esse, è necessario perdersi per imparare a seguire e contemporaneamente “perdersi seguendo” per poi trovare, trovarsi. 
Il percorso meta-narrativo del Virgilio Bosso prosegue con Bach “quel gran vecchiaccio” e Chopin “il povero sfortunato”. La Suite: Bach was in Another Room è la prima, bellissima Stanza nella quale viene offerto di entrare dalla porta principale: è un’alternanza di sei brani frutto del ripensamento di alcuni fra i Preludi di Chopin composti a Mallorca e di Stanze composte da Bach. In un dialogo sempre vivo tra Passato e Passato e tra Passato e Presente, Ezio Bosso porta agli estremi un’interpretazione che si chiude con un lieto fine, quasi un dono ai suoi amici compositori. 
Per il terzo brano eseguito, il pianista torinese chiama in causa John Cage, il musicista che più di tutti ha cambiato la musica nel Novecento. In a Landscape (The Smallest Room) è una rilettura che permette al grande pubblico di riscoprire, talvolta di scoprire, lo sciamano che più di tutti ha avuto un’influenza sulla scrittura musicale di Bosso. Il genio della scrittura sperimentale è stato il primo a dirgli “Bravo!” durante un’esercitazione ai tempi del Conservatorio: Bosso confessa al pubblico anche questo momento di vita, con voce tremante d’emozione e con un sacro rispetto verso il teorico di Los Angeles. Questo, come ogni altro brano del concerto, nasce da una stanza, anzi all’interno di essa: ospite in una brutta, piccola e anonima camera d’albergo, Cage dipinge con la musica un panorama ameno e placido, così meraviglioso da rifugiarvisi per sopperire allo squallore misero di quella camera. La vista dalla finestra sul muro brucia l’indigenza intorno e garantisce una perfetta fusione dell’uomo con la Natura, in uno stretto scambio di vita e musica. 


Gli inediti The Waiting room e Emily’s Room chiudono la prima parte del concerto. Rispettivamente la decima e l’undicesima Stanza, esse garantiscono un graduale accostamento verso la Sonata della Dodicesima Stanza, dalla quale l’intero concerto prende il nome. 
La dolcezza delle tue labbra e l’amaro delle tue parole, è il verso di Dickinson (la Emily del titolo) che ispira il quinto brano eseguito nella serata caveosa, in compagnia della luna che, stanca di nascondersi, a questo punto del concerto si alza, silenziosa e attenta, sulla testa di Bosso e del suo fratellone. La poetessa statunitense che, come ricorda il pianista, all’età di trentacinque anni sceglie di auto-recludersi all’interno della stanza del padre e ivi comporre versi, gli ha insegnato “l’Amore come Stanza dell’Esistenza”
Dopo una pausa di pochi minuti, Bosso riconquista il centro della scena e porta per mano verso la Dodicesima, ma non ultima, Stanza. Dichiara: “La vita, che non è solo vita, ma anche esistenza, non è una linea retta da A a B. La nostra esistenza è composta da dodici Stanze. Se ci pensiamo il dodici è il numero più antico e moderno che conosciamo. Dodici i pianeti, gli apostoli, le note del mio fratellone. Dodici è il numero della conseguenza: uno, due… e prosegui, il numero per eccellenza. L’uno e il trino deriva dall’uno più il due. Le dodici porte dell’esistenza ci insegnano le dodici Stanze che compongono una vita e nella dodicesima si ricorda la prima. Ora, vedete, la prima teoricamente non possiamo ricordarla: è il grembo della nostra mamma, grazie alla dodicesima ripercorriamo tutte le precedenti”.
L’ultima esecuzione dura oltre quaranta minuti, Bosso e il suo fratellone diventano un tutt’uno, vivono e convivono l’esperienza musicale a vantaggio esclusivo del pubblico. Le ultime note che si librano nell’aria sono il dolce germinare del rapimento di una sottile figura sul palco, creatore di scie di pensiero e musica che protendono verso l’alto, seducenti e pazienti, in attesa dell’abbraccio universale tra esecutore, suono, note e orecchie e cuori. 
Ezio Bosso suona, il pubblico sogna. 
Entrambi accomunati dalla speranza di affermare se stessi nella Stanza dell’esistenza.

giovedì 11 agosto 2016

Un viaggio sull’Oceano fra i monti di Lagopesole

di Carlo Maria Nardiello


Charles Paterno, Anthony Cilibrizzi, Rosita Melo, Leonard Coviello e Joseph Stella sono solo alcuni dei migranti italiani la cui storia è vividamente raccontata all’interno del Museo dell’Emigrazione Lucana, nelle sale del Castello di Lagopesole.
Insieme con altri dodici tra uomini e donne, il museo restituisce al visitatore il tribolato iter affrontato da coloro i quali muovevano verso l’ignoto nascosto oltre Oceano, abbandonando per sempre il vuoto materiale ed esistenziale delle colline e dei monti lucani di ieri. 
Il viaggio e le storie ad esso legate costituiscono il perno intorno al quale muove il lavoro del Museo dell’Emigrazione Lucana e del Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”
La transmedialità e la crossmedialità sono le tecniche narrative usate, pionieristicamente, nell’allestimento delle quattro sale aperte al pubblico.
La prima di esse consente al racconto dei personaggi di caricarsi di esperienze vissute in prima persona, con un posto in prima fila negli uffici della Prefettura dove avveniva la consegna dei documenti utili alla partenza. Il Saluto Alla Famiglia e i Bauli E Fagotti, tangibili e annusabili, sono le successive tappe che favoriscono una totale immersione nel clima agitato da attese e paure –verosimilmente avvertite da qualsivoglia viaggiatore di ogni tempo e luogo – specie per coloro i quali puntavano dritto verso continenti lontani lontani.
Dopo aver puntato il dito su un punto distante del Mappamondo (quasi sempre America o Australia) e in seguito ad un lungo Viaggio Per Ferrovia in vagoni affollati, a bordo di treni notturni e lenti necessari per raggiungere il porto di Napoli o, al più, quello di Genova, ecco finalmente il mare aperto che si offriva alla vista al momento dell’Imbarco.
Nella terza sala sembra di salire a bordo delle prime navi della speranza, dell’avventura, del miraggio di una vita nuova, diversa, migliore. È possibile indugiare lo sguardo attraverso Gli Oblò, soffrire la pena di una traversata spesso accompagnata da violente tempeste, su un mare non sempre ospitale e placido. E poi Le Cuccette: distesi su semplici letti a castello, in camere lontane dall’essere candide, il visitatore diventa il destinatario privilegiato di una lettura viva ed emozionata di lettere scritte a bordo, indirizzate ai parenti rimasti in campagna, prossimi a partire non appena il pioniere numero uno della famiglia si fosse stabilizzato nel nuovo mondo. Sono righe concitate, scritte in un italiano non ancora nazionale, unificato, fra le quali alla narrazione del viaggio si frappongono i sentimenti di nostalgia, solitudine, fede nella prossima riconciliazione, spesso perfino del pentimento di aver preso una decisione così drastica e definitiva. Sono testimonianze preziose, storiche e al tempo stesso senza tempo: gli umori dell’emigrante di ieri sono gli stessi di quello moderno.


Nella quarta e ultima sala è riprodotto lo sbarco presso Ellis Island, insieme con altre procedure e pratiche indispensabili prima di approdare sul suolo ospitante.
Tramite il ricorso a nuove tecniche narrative l’utente percepisce, quasi inconsapevolmente, i molteplici livelli narrativi. La collaborazione attiva da parte del pubblico impone un nuovo concetto di partecipazione ad un evento espositivo, grazie a contenuti mediati e veicolati in modo coinvolgente, finalizzati ad ampliare i “punti di entrata” da parte dell’utente finale. Fusi armonicamente, i singoli elementi della struttura narrativa offrono un bagaglio informativo specifico e sinfonico, volto ad arricchirne sensibilmente l’esperienza museale. L’idea di narrare il viaggio attraverso documenti, racconti, video-riproduzioni, installazioni, itinerari e pannelli interattivi diventa il migliore dei modi possibili per vivere un’esperienza non già mediata ma personale, intima, privata. Il gran numero di medium garantisce una fruizione partecipata e vissuta.
Un labirinto di trame, azioni e personaggi è ciò che attende di essere scoperto all’interno del castello federiciano, dove l’invito è a lasciarsi alle spalle le montagne e procedere sulle onde dell’Oceano.

martedì 9 agosto 2016

L’arte dei madonnari a Tolve


Venerdì 12 Agosto 2016 verranno dipinte sul manto stradale otto tavole su un percorso di vita di San Rocco.

Comunicato stampa

L’associazione culturale In Arte Exhibit di Potenza e il Comune di Tolve organizzano un evento sull’arte dei madonnari.

Mancano pochi giorni alla manifestazione che farà conoscere al pubblico la nobile arte dei madonnari, artisti che si dedicano a dipingere le strade attingendo ai soggetti sacri, in questo caso si tratterà di San Rocco. Il santo patrono di Tolve sarà omaggiato con otto opere da altrettanti artisti che le realizzeranno nell'arco della giornata. Una perfomance che vuole contribuire a diffondere anche in Basilicata queste antiche tradizioni artistiche e devozionali. 

La manifestazione si terrà il giorno 12 agosto 2016 nella piazza del Santuario di San Rocco del Comune di Tolve, a partire dalle ore 9:00 fino alle 20:00. L’associazione In Arte Exhibit si occuperà dell’organizzazione di tutte le fasi dell’evento attraverso la selezione degli artisti sul territorio nazionale. I prescelti dovranno dipingere sul manto stradale otto episodi raffiguranti la vita del Santo.

Sono chiamati madonnari gli artisti che, come vuole la tradizione, utilizzano i gessetti colorati e altro materiale povero per realizzare immagini di arte sacra, in special modo madonne. Essi metteranno in atto l’antica tradizione delle figure sacre realizzate sui selciati delle città per attirare offerte e omaggiare i santi e le tradizioni locali. Il Madonnaro è un artista nomade che si mette al servizio della città e delle tradizioni e delle devozioni che incontra sul proprio cammino. Le sue opere sono effimere perché condizionate dagli agenti atmosferici e proprio in questo consiste il fascino di questo tipo di realizzazione che abbellisce le strade e poi svanisce con la prima pioggia. Un tipo di arte che stava perdendosi e che solo negli ultimi decenni ha visto nascere manifestazioni di questo genere in Italia e all’estero.

San Rocco è un santo pellegrino e la sua iconografia è precisa nel sottolineare tali caratteristiche, così l’incontro con i madonnari, altri viandanti che percorrono (dipingendo) le strade delle fede, è un’occasione unica e interessante per celebrare entrambe le tradizioni, quella della fede religiosa e quella dell’arte di disegnarla su strada.

Il culto del Santo di Montepellier è uno dei più sentiti in Basilicata, e raggiunge a Tolve una tradizione centenaria che si manifesta nella duplice ricorrenza della festa, 16 agosto e 16 settembre, richiamando decine di migliaia di pellegrini da tutta la regione e dalle regioni limitrofe, come testimoniano le migliaia di ex voto in oro che ricoprono la statua del santo portata in processione solenne. Celebrare San Rocco per le strade della città è l’intento che si vuole perseguire anche in occasione di questo evento. 


Ufficio stampa “In Arte Multiversi”
Largo Pisacane 15, 85100 Potenza
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giovedì 28 luglio 2016

Il torero di Wall Street: Arturo Di Modica

di Carlo Maria Nardiello


“Il denaro non dorme mai”, diceva il mattiniero Gordon Geeko in Wall Street, diretto da Oliver Stone. 
Sembra che Arturo Di Modica abbia preso la lezione alla lettera: lo scultore ha conquistato la scena artistica (e politico-economica) internazionale tramite complicati blitz notturni in aree pubbliche della Grande Mela. 
L’artista muove dalla Trinacria (Vittoria, Ragusa) verso il famoso quartiere di Soho, rifugio di tendenza per artisti e creativi di tutto il mondo nell’America degli anni Settanta, con l’animo dei primi e autentici pionieri e con in valigia una rigida formazione accademica di stampo fiorentino. Di Modica, ben prima della guerrilla art, in una fredda notte di dicembre ha deciso di conquistare l’attenzione mondiale su Wall Street forgiando una scultura emblematica e sintomatica. 
Porsi al centro del centro dell’economia mondiale senza una mirabolante scalata in borsa non è un affare semplice da siglare: solo può riuscirvi il pensiero differente che legge il mondo con gli occhi della ridefinizione funzionale e spaziale. Arturo Di Modica lo ha fatto!
Nella casa-studio di Crosby Street il vittoriese pensa al Charging Bull sin dal 1987, anno in cui la borsa americana crolla miseramente e, insieme con essa, crollano le già fragili speranze di milioni di piccoli e medi investitori da ogni angolo degli Stati Uniti. Nella grammatica finanziaria il mercato toro è quello caratterizzato da una pronta salita nel breve termine, con rialzo del valore delle singole quote azionarie. “Un regalo di Natale sotto l’albero di tutti gli americani, per donare a ciascuno la fiducia in un futuro più ricco”: così l’autore spiega la genesi di una delle sculture più conosciute al mondo. 
Pesante circa tre tonnellate e mezzo, alta quattro metri e larga più di cinque, il possente toro in bronzo è stato posizionato dall’italiano e da altri quaranta “complici” con una gru in soli sei minuti (una pattuglia notturna ne impiegava otto per percorrere il giro dell’intera strada) dinanzi al New York Stock Exchange. Il giorno dopo è sulle prime pagine di tutti i giornali. Dopo aver pagato una multa di cinquemila dollari, la tenacia del singolo da una parte e l’immediata popolarità dall’altra hanno fatto sì che dopo meno di una settimana il toro ritornasse ad occupare prepotentemente la scena del Financial District, stavolta all’angolo di Bowling Green, sempre con la complicità della notte. 
Come il denaro, così anche le mani di Di Modica non riposano mai: sue imponenti sculture occupano gli spazi di alcune delle maggiori città del pianeta e la fama del siciliano, da quella notte di dicembre, continua la sua ascesa incontrollabile. Oggi quel toro vale più di cinque milioni di dollari, mentre al suo artefice è costato “solo” trecentocinquantamila: pochi guru della finanza di Wall Street possono vantare una simile plus valenza nei propri affari.